ANDIAMO IN FATTORIA!

Il progetto

 

Una fattoria sociale è l’ambiente ideale per consentire ai bambini di stabilire un contatto “vero” con la natura e il mondo agricolo. Soprattutto se in un luogo di suggestione e d’incanto come Monte Pacini, a due passi dal centro ma decisamente in campagna, sopra la collina che sovrasta il quartiere Molini Girola di Fermo.

Trascorrere qualche ora all’aperto, sdraiarsi sull’erba, entrare in una stalla o accarezzare una capretta, equivale ad esperienze sconosciute a gran parte dei ragazzi ma capaci di suscitare forti emozioni e di favorire quella conoscenza necessaria per un maggior rispetto dell’ambiente e delle risorse del territorio.

Ma questo è anche un progetto di accoglienza, inclusione, integrazione e collaborazione con ragazzi “speciali”, tendente a “educare lo sguardo” nei confronti delle “diversità”. Ma perché “educare lo sguardo”? Perché quello che un ragazzo “diverso”, disabile o immigrato, pensa di sé dipende in gran parte da ciò che legge negli occhi degli altri. Allora è lo sguardo degli altri, nei suoi confronti, che va curato e coltivato.

Considerando che la scuola rappresenta una delle agenzie privilegiate nella formazione del carattere e di cittadini affidabili, questa iniziativa vuol essere anche l’occasione per stabilire un fattivo rapporto di collaborazione tendente a favorire nei ragazzi un protagonismo attento e responsabile. Ciò significa non trascurare quella componente emozionale che, accanto alla ragione, concorre in maniera determinante alla costruzione di una personalità equilibrata.

 

 

Età dei soggetti interessati:

dai cinque ai dodici anni.

 

 

Attività proposte:

la visita si articola in tre incontri da effettuarsi in tempi diversi

 

 

1° incontro (di due ore circa)

 

Visita alla fattoria e ai suoi spazi, dove ragazzi disabili, educatori e volontari

si prendono cura degli animali, del frutteto, delle piante dell’orto e

fanno da guida agli ospiti.

2° incontro (di due ore circa)

 

- Educare lo sguardo alle diversità.

Dai rifiuti ai giocattoli: carrellata di proposte per trasformare i

rifiuti in “rifiutili” dando vita a giocattoli sorprendenti.

Compiremo così un’operazione straordinaria capace di rivalutare, nel

paragone, anche tanti esseri umani spesso bollati come “pesi inutili”, o

addirittura come “rifiuti”, dalla nostra società. (Piccolo ma importante

contributo anche alla prevenzione del bullismo).

 

3° incontro (di due ore circa)

 

1^ ora – Un laboratorio a scelta tra i seguenti:

 

  • Come fa il grano a diventare pane o biscotto?

  • l’oliva a diventare olio?

  • il latte a diventare ricotta?

  • il fiore a diventare miele?

  • l’uva a diventare vino?

  • Come fanno l’orzo e il luppolo a diventare birra?

 

 

2^ ora – - costruzione manuale, da parte di ogni bambino, di un mini

libro in cui si descrivono tutti i passaggi del processo di

trasformazione a cui ha poco prima assistito.

 

Ma perché costruire con le proprie mani? Perché l’uso delle mani, nella manipolazione degli oggetti, fa “gemmare” la mente del bambino nel processo di costruzione del pensiero. “La mano – ci ricorda Maria Montessori – è lo strumento dell’intelligenza”. Il cervello che agisce è anche e soprattutto un cervello che comprende.

 

Ma c’è anche un altro motivo a sostegno dell’introduzione del lavoro manuale nelle attività proposte ai bambini. Il “fare” permette di attribuire “valore” alle cose che si costruiscono. Un oggetto, infatti, acquista tanto più valore, ai nostri occhi, quanto più ci è costato in impegno, tempo e dedizione. È una strategia importante, visto che oggi molti si lamentano dei “valori che non ci sono più”.