L’esperienza di Montepacini: le origini, la storia e le prospettive

Dalla metà degli anni 80 fino alla fine del secolo scorso, Montepacini, una proprietà del Comune di Fermo di 13 ettari di terreno, una casa colonica “storica” e un “nuovo” edificio ad un piano, fu sede di una comunità terapeutica di recupero per tossicodipendenti della rete della Comunità Incontri di Don Pierino Gelmini, che aveva la propria casa madre ad Amelia, e realizzava l’allevamento di maiali e produzione di grano e cereali. Dopo una parentesi, dal 2008, in cui Montepacini venne assegnata in comodato gratuito ad una associazione privata, il 12 marzo del 2012 il Comune di Fermo, rientrò in possesso della proprietà con l’intento di favorire un progetto finalizzato a promuovere l’agricoltura sociale per l’inclusione di minori e giovani adulti disabili.

In particolare l’Amministrazione Comunale, e l’Unità Operativa Servizi per Disabili, in accordo con i genitori del Centro Socio Educativo Riabilitativo (CSER) ex “San Giuliano”, oggi “Montepacini”, individuarono questo luogo come possibile nuova e definitiva sede del Centro sulla base di un progetto incentrato sulla riabilitazione attraverso le attività agricole ( orto, piante aromatiche, piccoli allevamenti di animali).

Montepacini oggi è un’esperienza pluriennale, a carattere sociale, finalizzata al pieno esercizio dei diritti delle persone disabili, che vede la sua originalità e il suo principale punto di forza nella collaborazione dei genitori, dei volontari e delle diverse associazioni impegnate sulle tematiche della biodiversità, della filiera corta, della sostenibilità e della sovranità alimentare. Sone tre le realtà che operano in stretta connessione e sinergia: il Centro Socio Educativo Riabilitativo Montepacini, la cooperativa sociale La Talea e La Fattoria Sociale delle ragazze e dei ragazzi di Montepacini

Dal maggio 2016 Montepacini è diventata anche una bellissima realtà sportiva con la nascita del Soccer Dream Montepacini, una squadra di calcio molto speciale composta prevalentemente da ragazze e ragazzi disabili, da giovani richiedenti asilo, da volontari e genitori.